Lettera del vescovo per la Quaresima 2017

stemma meiniL'avvicinarsi della Quaresima mi invita a scrivervi alcune righe di esortazione per non lasciar trascorrere invano questo "tempo favorevole" che il Signore ci dona. È una esortazione che faccio a me stesso e che desidero partecipare anche a voi, per aiutarci vicendevolmente a saper condividere insieme i frutti spirituali della santa Pasqua.

Nella lettera per l'Avvento ripresi alcuni suggerimenti contenuti nella Relazione finale approvata in assemblea al termine delle nostre convocazioni diocesane di ottobre, invitando tutte le parrocchie a rimotivare e magari anche a rinnovare i consigli parrocchiali. Ora, all'inizio della Quaresima, pensando a questo tempo santo di conversione e di grazia, torno ancora su quella Relazione finale per richiamare alla nostra mente e al nostro cuore i fondamenti del nostro Camminare insieme.

Camminare insieme nella Chiesa, infatti, non è solo una questione organizzativa e nemmeno è solo una convergenza di ordine affettivo, ma è un dinamismo suscitato dall'amore di Dio, riversato nei nostri cuori dallo Spirito Santo. Noi sappiamo che nel battesimo siamo diventati figli di Dio, sappiamo che il dono dello Spirito ci fa sentire membra vive del suo popolo: da questa consapevolezza scaturisce l'urgenza di camminare insieme e di ravvivare continuamente questa grazia di cui il Signore ci ha fatto partecipi.
In questa riflessione ci è di grande aiuto il Messaggio di papa Francesco per la Quaresima, ricordandoci proprio come questo tempo santo indichi "un nuovo inizio, una strada che conduce verso una meta sicura: la Pasqua di Risurrezione, la vittoria di Cristo sulla morte". (Raccomando a tutti di leggere il messaggio per intero: è un breve commento alla parabola dell'uomo ricco e del povero Lazzaro, una bella meditazione per orientare il nostro cuore a ciò che è veramente essenziale nella vita del cristiano e di ogni uomo).

I sacramenti e la preghiera

Che cosa alimenta e sostiene la fatica del cammino comune?
La risposta della Relazione finale è chiarissima: "Il punto di partenza e di arrivo è per noi battezzati l'Eucarestia, la vita sacramentale e la preghiera. Se non partiamo dal pregare insieme lo Spirito Santo, dal vivere insieme la celebrazione eucaristica, il nostro attivismo rischia di fare di noi una buona agenzia di servizi e non una comunità ispirata dalla Parola e dai sacramenti. Nelle varie celebrazioni liturgiche e nella preghiera ognuno riscopre la propria vocazione e i propri doni".

Quale tempo migliore della Quaresima per riprendere la vita di preghiera?

  1. Il primo passo del camminare insieme sia proprio quello di "ridare importanza alla messa della domenica come momento privilegiato di aggregazione ed edificazione della Chiesa". Magari riduciamo il numero delle celebrazioni (quello attuale è davvero eccessivo), ma prepariamole tutte con grande cura per far sempre sentire il senso della festa e della comunione con tutti nell'unico Signore. Alla fine della celebrazione eucaristica ci sia modo di "perdere tempo", promuovendo l'incontro dei fedeli e creando un clima familiare.
  2. Sarebbe bello, proprio a partire dalla Quaresima, compiere uno sforzo per abituarci alla messa quotidiana, o magari, dove questo fosse davvero impossibile, a leggere e meditare le letture che la liturgia propone ogni giorno. "La radice dei mali (ricorda il papa alludendo al ricco di cui parla il vangelo, ma anche a noi, oggi) è il non prestare ascolto alla Parola di Dio: questo lo ha portato a non amare più Dio e quindi a disprezzare il prossimo; la Parola di Dio è una forza viva, capace di suscitare la conversione nel cuore degli uomini e di orientare nuovamente la persona a Dio".
  3. In terzo luogo è doveroso alimentare anche altre forme di preghiera (il Rosario, la Via crucis, la preghiera del cuore...). 

- Innanzitutto la preghiera in famiglia. Non manchi mai nelle famiglie cristiane un momento del giorno in cui si prega insieme: nessuna forzatura per nessuno, massima attenzione a saper dolcemente coinvolgere tutti.
- Favorire i gruppi di preghiera, preparando accuratamente e saggiamente la formazione degli animatori, incoraggiando la partecipazione devota dei fedeli.
- In famiglia e nei gruppi incoraggiare e sostenere l'ascolto orante della Parola di Dio, secondo le effettive possibilità di ciascuno: la Parola di Dio sia motivo di preghiera, di approfondimento, di condivisione concretamente vissuta.
- Dove è possibile istituire un gruppo d'intercessione permanente, che sostenga con la preghiera le varie attività della parrocchia e chieda l'aiuto di Dio per tutti coloro che sono nella prova o attraversano situazioni difficili.

Un rinnovato impegno di formazione

"Perché la comunità cresca insieme nella consapevolezza della dignità di tutti i componenti è necessario ribadire la centralità della formazione. C'è un'estrema urgenza di formazione: una formazione che ci renda nello stesso tempo discepoli e missionari. Una formazione a tutto tondo che prenda avvio dai veri valori umani, illuminati dalla fede. Occorre ripensare serie proposte di cammini formativi soprattutto per gli adulti, senza timore di essere esigenti. Spesso i cammini di formazione terminano con il catechismo dei ragazzi e la fede si ferma ad una fase embrionale, tutt'al più rimane un vago e indistinto senso religioso. Si può però ripartire da questo sentimento latente e talvolta inconsapevole per riproporre un nuovo annuncio. Ci sono momenti dell'esistenza in cui le persone sono più disposte a mettersi in gioco, ad interrogarsi e confrontarsi sulle domande di senso; questi coincidono con grandi eventi felici o dolorosi, o con periodi di passaggio da una fase all'altra della vita: La nascita di un figlio, la decisione di sposarsi, un lutto familiare, una scelta lavorativa obbligata, la perdita del lavoro stesso, la rottura di un legame affettivo forte ....Sono queste le occasioni nelle quali la comunità cristiana può essere presente, deve farsi prossima, accompagnare con discrezione, testimoniare l'amore e la misericordia di Dio per ogni persona".
Così ci indica il testo della Relazione finale. A noi l'impegno di saperlo attuare.

Apertura del cuore e accoglienza degli altri

"La nostra Chiesa - concludeva poi la Relazione finale - ha bisogno di essere una comunità di credenti che "cammina insieme": insieme a Cristo buon pastore, insieme ai fratelli e alle sorelle credenti, insieme agli ultimi, nella costante e paziente carità che sa accogliere, ascoltare, dare gioia e tenerezza, per poi annunciare, esortare e rigenerare a vita nuova". Quali devono essere gli atteggiamenti distintivi che fanno intravedere nelle nostre comunità una vita nuova e gioiosa che fa esclamare "guarda come si amano!"?

a. Innanzitutto l'ascolto di chi è vicino. "Oggi, forse più che nel passato le persone ricercano uomini e donne capaci di ascolto attento e partecipe. Un ascolto vero, poi, genera un cambiamento non solo in chi parla, ma anche in chi ascolta. Un'accoglienza sincera genera spesso processi positivi e irreversibili e fa sentire a casa colui che viene accolto. Ma le nostre comunità, le nostre parrocchie, le nostre famiglie risultano sempre accoglienti o tendono a mettere paletti e tenere a distanza le persone, soprattutto quelle "moleste", ma che forse avrebbero un desiderio grande di sentirsi accolte? E' palese, ne abbiamo bellissimi esempi intorno a noi. Al contrario, quanto allontanano le divisioni, le invidie, i pregiudizi all'interno della comunità cristiana! Bisogna ripartire dallo stile evangelico della lavanda dei piedi e del servo inutile".
b. "Prestare attenzione a quelle situazioni indicate da papa Francesco come periferie esistenziali. Le nostre comunità fanno molta fatica a conoscere le periferie esistenziali presenti nel territorio. Ancora più fatica si fa a dare un aiuto. Forse siamo troppo presi a mandare avanti la baracca in un modo che spesso non è più al passo coi tempi. Questo porta anche a non avere più tempo per le relazioni interpersonali. Per il troppo fare, non sappiamo più stare con gli altri e con Dio, non sappiamo più amare". Accanto a noi stanno "i migranti, gli adolescenti, le famiglie (soprattutto quelle giovani, quelle in crisi, quelle diversamente ricostruite), le persone che hanno perso il lavoro e sono rimaste senza reddito, gli anziani, i malati". Tutte persone che hanno il diritto ad essere amate e che permettono a noi di vivere il comandamento nuovo dell'amore. Un bell'esercizio per vivere bene la Quaresima!
c. "Capita anche di allontanare e condannare le periferie. Questo accade quando pretendiamo la perfezione da noi stessi e dalla nostra comunità. E' necessaria una profonda educazione all'accoglienza delle proprie ferite e delle ferite altrui".

Il papa nel suo messaggio ci ricorda l'insegnamento del povero Lazzaro: l'altro è un dono. E ci spiega: "La giusta relazione con le persone consiste nel riconoscerne con gratitudine il valore. Anche il povero alla porta del ricco non è un fastidioso ingombro, ma un appello a convertirsi e a cambiare vita. Il primo invito che ci fa questa parabola è quello di aprire la porta del nostro cuore all'altro, perché ogni persona è un dono, sia il nostro vicino sia il povero sconosciuto. La Quaresima è un tempo propizio per aprire la porta ad ogni bisognoso e riconoscere in lui o in lei il volto di Cristo. Ognuno di noi ne incontra sul proprio cammino. Ogni vita che ci viene incontro è un dono e merita accoglienza, rispetto, amore. La Parola di Dio ci aiuta ad aprire gli occhi per accogliere la vita e amarla, soprattutto quando è debole".

Ho scritto poche righe, ma so di avere chiesto molto, anche se in verità si tratta di cose ordinarie, che comunque siamo chiamati ad attuare ogni giorno. Nessuno dica: "è impossibile mettere in pratica tutto". L'importante è che ciascuno si impegni a non rimanere inerte, senza attuare nulla. Non sciupiamo la grazia di Dio. "Ecco ora il momento favorevole, ecco ora il giorno della salvezza" (2Cor 6, 2).

Buona Quaresima a tutti! Preghiamo gli uni per gli altri, perché possiamo giungere a Pasqua più nuovi e più santi, pronti a camminare insieme nella nostra Chiesa.

                                                                                                                                                                               + Mario, vescovo di Fiesole

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