Giornata sacerdotale in seminario con il corpo di S. Andrea Corsini

1 febbraio 2018

 All’inizio della celebrazione il vescovo ha ringraziato Dio per questo evento straordinario, oggi e domani in seminario, poi nelle due parrocchie intitolate a S. Andrea Corsini.
Ha ringraziato quindi i padri carmelitani che hanno concesso questa opportunità e con loro la famiglia Corsini, rappresentata dal principe Filippo e da altri familiari. Ha ringraziato il vescovo emerito Luciano, l’abate emerito Lorenzo e tutti i sacerdoti presenti.
Un ringraziamento particolare al Rettore e all’intera comunità del Seminario per l’accurata preparazione dell’evento.

 OMELIA

Ringraziamo il Signore per lo straordinario evento di cui oggi ci rende partecipi: il corpo di S. Andrea nel nostro seminario, nella giornata sacerdotale. Celebriamo con devozione questa santa Eucaristia e lodiamo il Signore.


Nel momento più solenne di questa azione liturgica diremo grazie a Dio perché dona alla nostra Chiesa la gioia di celebrare la festa di S. Andrea: “con i suoi esempi la rafforzi (Dio rafforza la Chiesa con l’esempio dei santi), con i suoi insegnamenti l’ammaestri, con la sua intercessione la proteggi”.
Vogliamo affidare all’intercessione del santo vescovo il nostro presbiterio e il nostro seminario, ma vogliamo anche chiederci quali insegnamenti e quali esempi egli ci offre per la nostra vita e per il nostro ministero.

 

1. Austerità spirituale.

Una caratteristica di Sant’Andrea Corsini è certamente la sua austerità spirituale. Non un temperamento spigoloso o un carattere arcigno nel valutare gli altri, ma un continuo atto di fede nel Signore.
Fin da giovane Andrea sceglie di consacrarsi a Dio e mette la propria vita nelle sue mani; sperimenta ogni giorno di più che nella presenza di Dio c’è tutto il bene possibile e sente che egli può rinunciare a tutto, perché in verità ha già tutto: ha il Signore. Uomo essenziale perché cristiano vero, uomo di fede, veramente libero, interiormente libero.
Ecco allora il nobile che rinuncia al prestigio e si associa alla comunità religiosa dei carmelitani, fratello tra i fratelli, senza privilegi.
Ecco il ricco che si fa povero e ama i poveri, mettendo a loro disposizione i propri averi.

Per me oggi non basta ammirare l’austerità di S. Andrea, devo esserne un convinto imitatore. Mi interrogo allora sul grado della mia fede e, guardando a S. Andrea, ne faccio la verifica.
Davvero per me il Signore è tutto? Desidero alcuni privilegi? O di quali sento la mancanza? Mi interressa venir chiamato padre, maestro, guida… (come ci ha appena ammonito il Signore nel vangelo) oppure so indirizzare tutti e tutto a Dio, perché egli solo è Padre di tutti, mentre noi siamo tutti fratelli? Di quali persone o cose non so fare a meno? Ci sono cose o abitudini di cui mi sento schiavo, tanto che non potrei e non vorrei proprio rinunciarvi?
L’austerità spirituale ha portato S. Andrea ad aiutare i poveri. Qual è il mio amore concreto verso i poveri? I poveri veri, anche quelli antipatici, o impertinenti, quelli che importunano e non si accontentano… Sono poveri e sono immagine del Signore, persone vere da amare per amore suo. C’è chi chiede l’aiuto materiale e c’è chi chiede l’elemosina del tempo, dell’ascolto. Certamente non mi manca la possibilità di donare qualcosa del mio denaro, ma ancor più certamente ho la possibilità di donare un po’ del mio tempo a chi è talmente povero da non avere nessuno che lo sappia ascoltare.

 

2. Amore alla Chiesa.

Un’altra caratteristica di S. Andrea Corsini è l’amore alla Chiesa. Un amore non astratto, ma concreto, operoso.
Amore alla Chiesa del Signore e quindi al Signore della Chiesa, espresso in una intensa e vigilante vita di preghiera: grande uomo di Chiesa perché vero uomo di Dio.
Amore alla propria comunità carmelitana, fino ad assumere il compito, per lui gravoso e ingrato, di superiore, con l’impegno di instaurare una autentica riforma nella vita religiosa e un rinnovato slancio di fervore evangelico.
Amore alla nostra Chiesa fiesolana, tanto da riportare qui, nella sua sede propria, la dimora episcopale, restaurare la cattedrale e il vescovado, ma soprattutto visitare le comunità, aiutare i poveri, favorire la riforma del clero. Amore come servizio, sempre e verso tutti, secondo l’insegnamento di Gesù: “Chi è più grande fra voi si faccia servo di tutti”. S. Andrea ha servito la Chiesa, non si è servito della Chiesa.

Io amo e servo la Chiesa quando resto ogni giorno in preghiera davanti a Dio, cercando onestamente la sua volontà: ascolto con attenzione e fiducia la sua Parola, la medito per comprenderla bene, invoco la grazia dello Spirito Santo per attuare fedelmente quanto egli mi concede di comprendere.
Io amo e servo la Chiesa quando mi metto a piena disposizione del popolo che è affidato alla mia “cura”, quando effettivamente mi faccio carico delle persone. Il pensiero torna di nuovo ai poveri e a chi ha bisogno di tempo. (I care).
Io amo e servo la Chiesa quando, insieme agli altri sacerdoti, mi spendo nella missione: non sono sacerdote per me, ma per la Chiesa, quindi per il Signore e per tutti. La fatica quotidiana non mi toglie energia, ma piuttosto mi rinfranca, tonifica la mia coscienza di ministro del Signore.
Io amo e servo la Chiesa anche quando mi premuro di custodire con diligenza le sue strutture (s. Andrea fece grandi restauri e ampliamenti). Sarebbe mancanza di amore alla Chiesa trascurare la necessaria cura dei beni ecclesiastici, sarebbe un privare il Popolo di Dio di ciò che gli è proprio e lasciare un fardello ingiusto a chi li prenderà in consegna nel futuro.
Ogni ricerca di sistemazione, di comodo o di accomodamento personale, ogni trascuratezza significherebbe non servire la Chiesa, ma servirsi della Chiesa, non amarla, ma sfruttarla.

 

3. Gioia del Vangelo.

Vorrei infine meditare con voi, davanti alla reliquia insigne di questo grande vescovo, l’esortazione che abbiamo ascoltato oggi nella seconda lettura: “Pascete il gregge di Dio che vi è affidato, sorvegliandolo non perché costretti ma volentieri, come piace a Dio, … ma con animo generoso”.
Volentieri, cioè liberamente: non per forza, non per abitudine, ma con volontà generosa. Come piace a Dio (“secondo Dio”): secondo la volontà di Dio, secondo il suo stile, come il Signore Gesù ci ha insegnato.
S. Andrea per non ricevere l’ordinazione si nasconde, ma una volta ricevuto l’officium, gli rimane fedele e lo esercita con generosità ed entusiasmo.
Libertà generosa, passione pastorale, gioia di servire il Signore e la sua Chiesa, entusiasmo nella missione: è lo stile che anche papa Francesco ci insegna nella Evangelii gaudium e continua a chiederci in tutti i suoi interventi. È il modo in cui la Chiesa di oggi, per bocca del successore di Pietro, chiede a noi di attuare il ministero che ci è stato affidato. Penso che oggi S. Andrea voglia così i suoi preti fiesolani. Penso che voglia forgiare così i seminaristi, che voglia presentare così ai giovani una chiamata per il sacro ministero.

Io non posso disattendere questa richiesta, non mi posso sottrarre: non sarei fedele a quanto ho promesso nel giorno della mia ordinazione.
Mi chiedo come posso verificare in me questa adesione. Me lo dice ancora la lettura che abbiamo ascoltato: “Non come padroni delle persone a voi affidate, ma facendovi modelli del gregge”. Mi comporto da padrone quando pretendo dagli altri, quando impongo le mie vedute e i miei modi, quando mi irrigidisco con i fedeli, specialmente con i più deboli. Mi faccio modello per gli altri quando cerco di comprendere l’opera dello Spirito Santo in ciascuno, quando esprimo la tenerezza che esprimeva il Signore, quando, come gli apostoli, non impongo nulla al di fuori delle cose necessarie, quando uso dolcezza verso tutti, quando accolgo chiunque, accompagno, aiuto a discernere la volontà di Dio e incoraggio ciascuno a sentirsi parte importante nella Chiesa.

Quali conseguenze possono derivare da questo stile nel vivere il ministero? Solo il Signore lo può sapere e valutare. Certo è che, se vivo il mio ministero con gioia ed entusiasmo, sarò io stesso il primo ad esserne felice e a dare senso pieno alla mia vita. Mi sento contento? Sono felice del mio ministero? Mi dà gioia? La gente che mi incontra percepisce la mia gioia e il mio entusiasmo?
Sento lo slancio e la necessità di proporre il sacerdozio ai giovani? Sarà la mia stessa vita una costante proposta vocazionale per i giovani che incontro. (Qual è stata l’ultima volta in cui ho proposto a un giovane di entrare in seminario? Se non lo chiedo, è forse perché non sento la gioia e il desiderio di proporlo?)
Se vivo il mio ministero con gioia ed entusiasmo, si compirà per me la promessa che abbiamo ascoltato: “Quando apparirà il Pastore supremo, riceverete la corona della gloria che non appassisce”. In fondo è questa l’unica grande attesa che ognuno di noi porta nel cuore.

Prega per noi, vescovo S. Andrea, prega per la nostra Chiesa, per tutti noi sacerdoti, prega per il nostro seminario e proteggilo sempre. Proteggi sempre tutti e ciascuno di noi.

 

Glorioso Sant’Andrea,
vescovo sapiente e generoso
della nostra Chiesa fiesolana,

proteggi tutti i sacerdoti,
perché abbiano sempre la gioia
nella fedeltà al ministero ricevuto
e portino a tutti la grazia del Vangelo
che illumina e risana;

proteggi il nostro Seminario,
perché molti giovani rispondano alla loro vocazione,
preparandosi con cuore generoso e umile sapienza
a servire degnamente Dio e i fratelli;

proteggi le comunità religiose
e tutte le persone consacrate,
perché la loro presenza nel mondo
sia annuncio credibile del Regno dei cieli;

proteggi le nostre famiglie,
perché siano sempre il luogo della vita e dell’amore,
il segno bello che apre alla speranza
e accompagna ciascuno sulla via della pace;

proteggi tutti i poveri e coloro che non hanno casa,
apri i nostri occhi per vederli,
le nostre braccia per accoglierli,
i nostri cuori per amarli;

proteggi tutti noi che ti preghiamo,
aiutaci a seguire il tuo esempio,
rendici testimoni del Vangelo,
sostienici nelle prove di ogni giorno,
e, nell’ora della morte, accoglici con te nel Paradiso.

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