Gaviserri - Vespri in occasione dell'esposizione del corpo di S. Andrea Corsini

5 febbraio 2018

Riflessione del vescovo Mario

Vespri in onore di S. Andrea Corsini

Carissimi fratelli e sorelle,
saluto con animo grato e affettuoso don Isio e con lui fra Massimiliano, i sacerdoti presenti e tutti voi qui presenti. Un saluto riconoscente al principe don Filippo Corsini e a tutta la sua famiglia. Sono contento di essere qui oggi a venerare con voi le spoglie del nostro patrono S. Andrea Corsini e di ringraziare con voi il Signore per questo evento straordinario.

 

1. Una storia di devozione

Questa chiesa, posta al confine settentrionale e orientale della diocesi, venne intitolata al santo vescovo di Fiesole, quasi a voler mettere sotto la sua protezione la diocesi intera: porre il suo nome al confine del nostro territorio era come un atto di affidamento, una richiesta di sicurezza e di tutela. Da allora tante volte il santo patrono è stato invocato in questa chiesa per chiedergli di proteggere le famiglie della zona, i sacerdoti e il vescovo suo successore, di proteggere tutta la Chiesa fiesolana. C’è qui una storia di devozione e di preghiera, una devozione molto semplice, fatta da gente abituata al lavoro faticoso di montagna, una devozione che non si è mai interrotta.
Oggi S. Andrea con questa sua “visita” vuole quasi toccare fisicamente la gente a lui devota, vuole dare un riscontro alle nostre preghiere, vuole farci sentire la sua presenza, vuol dirci che ci è vicino e che non ci abbandona mentre stiamo camminando verso il paradiso.
Sia questo giorno un momento di preghiera intensa.
Sia questa occasione uno stimolo vigoroso a rinvigorire la religiosità popolare.
Sia questo evento un incoraggiamento ad accogliere con fede la Parola di Dio ogni giorno.

 

2. Una santità per tutti, oggi

La venuta “corporale” di S. Andrea in questa sua chiesa deve essere per tutti noi anche un forte invito a custodire la santità.
S. Andrea santo del suo tempo. Noi santi oggi, nel secolo XXI.
Mi piace richiamare a questo riguardo, anche se brevemente, il meraviglioso insegnamento offerto dal beato Paolo VI e dai vescovi riuniti con lui nel Concilio Vaticano II sulla chiamata di tutti i cristiani alla santità (cfr. LG 40ss: a questi paragrafi si ispirano tutte le riflessioni qui esposte).

Tutti chiamati alla santità
Il Signore Gesù ha predicato a tutti e a ciascuno dei suoi discepoli, di qualsiasi condizione, quella santità di vita, di cui egli stesso è autore e perfezionatore: “Siate perfetti come è perfetto il vostro Padre del cielo” (Mt 5,48).
Mandò a tutti lo Spirito Santo, che muove interiormente ad amare Dio con tutto il cuore, con tutta l'anima, con tutta la mente, con tutte le forze (cfr Mc 12,30), e ad amarci a vicenda come Cristo ci ha amato (cfr. Gv 13,34; 15,12).
La santità cristiana è per tutti, per tutti senza eccezione, per tutti e per ciascuno di noi: vescovo, sacerdoti, ministri del Signore, religiosi… coniugi… “I coniugi e i genitori cristiani devono sostenersi a vicenda nella fedeltà dell'amore con l'aiuto della grazia per tutta la vita, e istruire nelle virtù evangeliche i figli che hanno amorosamente accettato da Dio”. La santità è anche per quelli che sono dediti a lavori faticosi, chiamati a imitare Cristo, che ha lavorato con mani di uomo e ha ben conosciuto la fatica. La santità è per i poveri, i malati, per coloro che soffrono persecuzioni o subiscono ingiustizie: proprio per questo sono uniti a Cristo crocifisso…
“Tutti quelli che credono in Cristo sono santificati ogni giorno di più nelle condizioni, nei doveri e nelle circostanze della loro vita”.
La santità è l’unica vera vocazione per tutti: per ciascuno in maniera propria, ma per tutti.

Siamo già santificati
È bene poi considerare che non dobbiamo “diventare” santi, o tanto meno “farci santi”. Non sono, infatti, le nostre pratiche e le nostre opere a santificarci. Sarebbe questa l’antica e mai sopita eresia dei pelagiani. Noi tutti, invece, siamo santi perché siamo stati santificati con il battesimo e siamo confermati nella santità mediante i sacramenti. Il nostro impegno è quello di non perdere la santità che abbiamo ricevuto in dono da Dio. Il Signore ci ha santificati, viviamo di conseguenza.
Siccome però tutti commettiamo molti sbagli (cfr. Gc 3,2), abbiamo continuamente bisogno della misericordia di Dio, quindi tutti noi dobbiamo ogni giorno pregare dicendo sinceramente: “Rimetti a noi i nostri debiti” (Mt 6,12), dobbiamo “lasciarci rinnovare interiormente dalla grazia dello Spirito Santo” (cfr. Rm 12, 2), dobbiamo “lasciarci riconciliare con Dio” nel sacramento del perdono (cfr 2Cor 5, 15-21).

Santi nell’amore
La riprova della santità vera è la carità: la carità fraterna per amore di Dio. “Chi rimane nell'amore rimane in Dio e Dio rimane in lui (1Gv 4, 16b): l’insegnamento è chiaro. Se siamo santi, amiamo Dio; se amiamo Dio, amiamo anche i fratelli. Se, invece, non amiamo i fratelli, non amiamo neppure Dio, perché Dio è amore, e se non amiamo Dio, non siamo più santi, abbiamo perduto la santità ricevuta. Ce lo ricorda l’apostolo Giovanni: “Se uno dice: "Io amo Dio" e odia suo fratello, è un bugiardo. Chi infatti non ama il proprio fratello che vede, non può amare Dio che non vede. E questo è il comandamento che abbiamo da lui: chi ama Dio, ami anche suo fratello” (1Gv 4, 20-21).

Con i sacramenti e la preghiera
Come consolidare ogni giorno la santità ricevuta? Con i sacramenti e con la preghiera intensa, soprattutto l’ascolto della parola di Dio. “Perché la carità, come buon seme, cresca e nidifichi, ogni fedele deve ascoltare volentieri la parola di Dio e con l'aiuto della sua grazia compiere con le opere la sua volontà, partecipare frequentemente ai sacramenti, soprattutto all'eucaristia, e alle azioni liturgiche; applicarsi costantemente alla preghiera, all'abnegazione di sé, all'attivo servizio dei fratelli e all'esercizio di tutte le virtù”.

 

Carissimi fratelli e sorelle,
guardiamo bene S. Andrea Corsini e ricordiamo:
tutti siamo stati santificati e siamo chiamati ad essere santi;
la carità è la risposta concreta alla vocazione di santità che Dio ci dona;
i sacramenti e la preghiera umile di ascolto ci aiutano a non perdere il dono ricevuto.
Così è vissuto S. Andrea Corsini.
Così la vostra parrocchia sta offrendo una bella testimonianza di vita cristiana.
Così S. Andrea ci confermi sulla via della santità e dell’amore.
Così ci aiuti a custodire la speranza di non perdere mai il giusto l’orientamento e di camminare sempre, sotto la sua protezione, verso la vita eterna.

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